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Gli Hadza o Hadzabe sono una delle ultime tribù nomadi di cacciatori-raccoglitori, poco conosciuta prima degli studi dell’antropologo americano Frank Marlowe (1954-2019). Si tratta di una tribù di grande importanza per lo studio dell’evoluzione dell’uomo. La cultura Hadza risale a più di 12.000 anni prima che l’uomo iniziasse ad allevare animali e a coltivare la terra.

Le origini

Gli Hadzabe sono oggi una popolazione di circa mille individui che si muovono in un’area di 4000 chilometri quadrati intorno a Lake Eyasi. La cultura Hadza non conosce i numeri oltre i quattro e non ha la percezione del tempo che scorre in ore, giorni, mesi o anni. Gli Hadza non hanno scrittura e non fanno disegni o incisioni. Nella lingua hadzane sono presenti, tra le consonanti, diversi tipi di schiocchi; questi sono presenti anche nelle lingue di altre antiche tribù di cacciatori e raccoglitori, come i Juhoansi della Namibia e del Botswana. Ma gli Hadzabe sono geneticamente molto lontani da queste tribù.

Gli Hadzabe sono pacifici e non attaccano mai l’uomo: usano le loro frecce solo per la caccia agli animali. Il popolo Hadza è sopravvissuto nonostante la sua mansuetudine e la sua incapacità di difendersi,  grazie a una serie di coincidenze ambientali e circostanze storiche. Innanzitutto l’ambiente: un territorio fertile e ricco di animali, protetto da un’organizzazione del territorio in parchi. In secondo luogo, un’economia debole che ha protetto l’ambiente dall’urbanizzazione. Infine, la circostanza forse più determinante: il confinamento delle tribù Masai da parte dei coloni tedeschi prima e dallo Stato indipendente poi.


L’organizzazione sociale

L’assenza di conflitto caratterizza anche le relazioni interne: gli Hadzabe vivono in gruppi di una trentina di individui e non hanno un capo; la sola gerarchia è quella del miglior cacciatore; si accordano senza lunghe discussioni sulle poche decisioni che il loro stile di vita impone: quando muoversi e in quale direzione andare. I gruppi tendono ad allontanarsi durante la stagione secca, per poi raggrupparsi durante la stagione delle piogge. Gli Hadza non possiedono beni diversi da quelli strettamente necessari per la caccia e la raccolta del cibo; ognuno può facilmente portare con sé, in mano o sulla schiena, tutto ciò che possiede.

Gli Hadza si muovono in cerca di cibo e acqua, anche per ragioni legate alla tradizione: interpretano la morte di un membro del gruppo come un segno della natura che è tempo di muoversi.

L’organizzazione sociale è molto semplice e manca di figure di riferimento: guaritori o sciamani. La società Hadza si basa unicamente sulla ripartizione dei ruoli tra uomini e donne: gli uomini si occupano della costruzione di archi, di frecce e di tutto ciò che è necessario per la caccia; le donne si occupano invece della raccolta dei tuberi e delle erbe, della fabbricazione dei cesti, della costruzione delle capanne, della confezione di indumenti, di gioielli e di decorazioni. Le donne Hadzabe sono ben trattate dai loro mariti e la loro opinione è presa in considerazione.

Gli Hadzabe sono generalmente monogami e i matrimoni non sono organizzati dai genitori. Può accadere che un uomo abbia due mogli, nel caso in cui la seconda moglie sia la vedova di suo fratello; non accade il contrario, cioè una donna deve sposare il vedovo di sua sorella. Non c’è rito di matrimonio e non c’è scambio di regali tra le famiglie: la donna è sposata non appena inizia a dormire con il suo uomo, nella capanna che ha costruito! Le ragazze si sposano intorno ai 17 anni, gli uomini intorno ai 21.


La questione femminile

Purtroppo, uno o due anni prima del matrimonio, le ragazze vengono sottoposte a un rituale di iniziazione chiamato Mai-to-ko, durante il quale subiscono mutilazioni genitali. Gli Hadze probabilmente hanno imparato questo terribile rituale dalla vicina tribù Iraq (gli Iraq, uomini e donne, se rimangono vedovi, si purificano trovando un Hadza di sesso opposto con cui avere un rapporto sessuale; questa usanza potrebbe aver “insegnato” agli Hadzabe la pratica delle mutilazioni genitali femminili). Come per le altre tribù, questa pratica si svolge solo tra donne ed è vietato agli uomini di partecipare.

L’intero mondo tribale porta con sé, con il fascino di una cultura che possiamo definire “originaria”, l’orrore di pratiche incomprensibili e giustamente riprovevoli per la nostra coscienza e la nostra cultura; mediare è impossibile, ma aiutare si può e si deve: visitando le tribù, diamo il nostro contributo economico alla loro sopravvivenza, e sostenendo l’associazione della coraggiosa Rhobi Samwelly Hope for girls and women, contribuiamo alla lotta contro la pratica delle mutilazioni genitali e al controllo delle sue conseguenze.

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